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 Il Musinf Il Musinf, Museo comunale d'arte moderna
e della fotografia, è stato Istituito nel 1981 dal Comune di Senigallia,
realizzando un progetto dello scrittore e critico d'arte Carlo Emanuele Bugatti,
che era stato sottoscritto da artisti rilievo come Virgilio Guidi, Umberto Mastroianni,
Orfeo Tamburi, Ernesto Treccani, Victor Vasarely, Arnoldo Ciarrocchi, Gianni Dova.
Il progetto prendeva le mosse dalla volontà di documentare il rapporto tra
parola e immagine, inteso come binomio informativo variamente configuratosi, dal
XVI secolo per lo sviluppo progressivo delle tecniche dell'incisione e della stampa.
Negli anni Ottanta notevoli sono state le adesioni all'iniziativa da parte di
grandi artisti, i quali hanno donato cospicue raccolte di opere, caratterizzando
il Musinf come uno dei principali centri italiani di documentazione dell'arte
contemporanea e della fotografia. | |
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L'archivio della fotografia stenopeica è adesso una voce di menu di questo sito.
E' aperta la consultazione on line delle oltre 500 opere
conservate al Musinf, realizzate da 56 autori italiani e stranieri.
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Associazione Fotografica MISA
Tra la fine del 1987 e i primi mesi del
1988 lo sviluppo del progetto documentario del Museo Comunale d'arte moderna di
Senigallia ha portato alla creazione di alcuni archivi specialistici, tra cui uno
dedicato alla fotografia. In questo ambito fu attuato il proposito di costituire
un settore di ricerca e documentazione dedicato all’Associazione Fotografica Misa
che, proprio a Senigallia, aveva avuto l' inizio e il suo sviluppo. La realizzazione
di un centro pubblico di documentazione permanente si è potuta concretizzare,
nel tempo, prendendo l'avvio da una prima rassegna programmatica, allestita presso
la Rocca Roveresca. Nell'occasione fu esposta una raccolta di decine di fotografie,
opera dei principali esponenti del gruppo Misa come Giuseppe Cavalli, Paolo Bocci,
Piergiorgio Branzi. Adriano Malfagia. Silvio Pellegrini.
Mario Giacomelli. Ferruccio Ferroni.
L'intento ricostitutivo della documentazione fu facilitato dalla collaborazione
lungimirante, prestata da alcuni protagonisti del Gruppo Misa. primi fra tutti
Ferroni, vero storico ed archivista del sodalizio fotografico e Giacomelli.
Il lavoro di ricerca dedicato dal Musinf all'Associazione Fotografica Misa è
stato lungo e ha salvato dalla dispersione opere preziosissime, di artisti entrati
a pieno titolo nella storia culturale italiana. Il progetto complessivo di raccolta
documentaria, catalogazione e studio ha favorito il consolidarsi dell'immagine,
un intero patrimonio culturale cittadino, giungendo all'attuale immagine, condivisa,
di Senigallia città della fotografia.
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Giuseppe Cavalli
Caposcuola ed ispiratore dell' Associazione
Fotografica Misa, che prende il nome dal fiume che attraversa Senigallia,
è stato Giuseppe Cavalli. Nato a Lucera nel 1904 e morto a Senigallia nel 1961.
Fratello gemello di Emanuele Cavalli, protagonista di spicco della vicenda della
scuola tonale romana di pittura. Giuseppe Cavalli aveva iniziato a fotografare
verso il 1930 . Nel 1942, con alcuni amici aveva fondato il "Gruppo degli Otto",
segnalato all'attenzione della critica nazionale attraverso il volume "Otto fotografi
italiani d'oggi". Una pubblicazione, in cui sono contenute le premesse teoriche
ed estetiche del gruppo "La Bussola" al quale Cavalli diede vita nel 1947 a Milano,
assieme a Mario Finazzi, Ferruccio Leiss, Federico Vender, Luigi
Veronesi e Vincenzo Balocchi.
Nel manifesto programmatico della Bussola si trova la distinzione tra fotografia
" artistica" e " documentaria". " Noi crediamo alla fotografia come arte" scriveva il
manifesto sottolineando che questo mezzo di espressione moderno e sensibilissimo,
con l'ausilio della tecnica, messa a disposizione da chimica, meccanica e ottica,
aveva raggiunto la duttilità, la ricchezza, l'efficacia di un linguaggio
indipendente e vivo, consentendo agli operatori della fotografia di essere poeti
con l'obiettivo come con il pennello, lo scalpello, la penna.
Dal fatto che " con l’obiettivo si può trasformare la realtà in fantasia,
indispensabile e prima condizione dell'arte", Cavalli ha fatto conseguire la
necessità di allontanare la fotografia, che abbia pretese di arte, da quanto
considerava come " il binario morto della cronaca documentaria".
Il Manifesto precisava che: "in arte il soggetto non ha nessuna importanza e che
quel che soltanto importa è che l’opera, qualunque sia il soggetto, abbia
o meno raggiunto il cielo dell’arte: sia bella o no.”
Partendo da questi principi Cavalli attivò la fondazione del Gruppo Misa,
che veniva considerato " la sua Scuola". Il sodalizio senigalliese propose immagini
a toni alti, attente al rigore compositivo. Critico appassionato e polemico,
Cavalli scrisse molti saggi sulla fotografia, che furono pubblicati nelle
principali riviste specializzate del tempo, come "Ferrania" e "Fotografi".
Lo statuto dell' ssociazione Misa data gennaio 1954. A segnare l’uscita dall'ambito
provinciale fu una prima mostra, allestita a Roma presso la sede dell'Associazione
Fotografica Romana. Alla rassegna parteciparono quasi tutti coloro che hanno
legato il loro nome alla parabola di affermazioni, percorsa dall'associazione:
oltre naturalmente a Giuseppe Cavalli, Vincenzo Balocchi, Paolo Bocci,
Piergiorgio Branzi, Bruno Bulzacchi, Luciano Ferri, Ferruccio Ferroni,
Mario Giacomelli, Francesco Giovannini, Adriano Malfagia, Guelfo Marzola,
Giuseppe Moder, Bice De' Nobili, Giulio Parmiani, Silvio Pellegrini,
Lisa Ricasoli, Sandro Rota, Bruno Simoncelli.
Cavalli, è stato il teorico della purezza dei " toni alti", tanto che
alcuni suoi detrattori erano usi dire ironicamente che dopo Cavalli poteva
esistere solo il foglio bianco. La morte di Cavalli, ma soprattutto la personale
evoluzione, indusse alcuni membri del gruppo a seguire strade autonome, portando
infine alla conclusione dell'esperienza di quella che oggi è diffusamente
conosciuta come "Scuola del Misa".
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Mario Giacomelli, Piergiorgio Branzi e Ferruccio Ferroni
Il maggior successo internazionale, tra gli
artisti del gruppo Misa è stato raggiunto da Mario Giacomelli. Notevole è
stata anche l'affermazione di alcuni autori come Ferruccio Ferroni e Piergiorgio Branzi.
Mario Giacomelli era stato salutato subito dalla critica come l'uomo nuovo della
fotografia italiana. Ancora bambino aveva perso il padre e, a tredici anni, era
garzone in una tipografia di cui divenne, con il tempo, comproprietario. L'ospizio
di Senigallia, dove la madre lavorava come lavandaia, è stato per lui
una frequentazione quotidiana, tanto da divenire uno degli sfondi più celebrati
della sua produzione. Dopo l'esperienza nel Gruppo Misa e dopo alcune sperimentazioni
in pittura e poesia, aveva proceduto alla raccolta delle opere, come racconto fotografico.
La sua fotografia è caratterizzata da una stampa fortemente contrastata. Alle
sue opere sono state dedicate mostre presso prestigiosi musei in varie parti del mondo.
Il Musinf ha promosso le mostre della raccolta di Mario Giacomelli alla Biblioteca
nazionale di Francia, a Parigi e le mostre negli istituti italiani di cultura di Los
Angeles, Chicago e New York. Fascino e popolarità attuali della figura e
dell'opera di Mario Giacomelli sono stati sottolineati dal successo, che hanno avuto
recentemente il libro, edito da Mondadori, di Simona Guerra, nipote dell'artista,
sulla vita e sull'opera di Mario Giacomelli ed il catalogo della mostra del grande
fotografo senigalliese, pubblicato in occasione della mostra negli spazi di Forma,
edito da Contrasto, con uno scritto del figlio di Giacomelli, Simone. Su Mario Giacomelli
in libreria sono apparsi nel 2011 un libro di Katiuscia Biondi, edito da Il Sole 24 Ore,
con la presentazione di Bonito Oliva ed un film di Lorenzo Cicconi Massi. In occasione
del decennale della scomparsa di Giacomelli sono stati editi cataloghi relativi alle
mostre allestite a palazzo del Duca e alla Rocca Roveresca aventi per oggetto le
innovative interazioni, animate da Mario Giacomelli con artisti senigalliesi.
Stretti sono stati i rapporti umani e creativi di Piergiorgio Branzi con Cavalli,
Balocchi e Camisa. Ha condiviso con Giacomelli l'attenzione per una decisa svolta
linguistica rispetto alle teorizzazioni stilistiche di Cavalli. Nato a Firenze, 1928,
dopo aver compiuto studi classici ha interrotto gli studi universitari per dedicarsi
alla fotografia, folgorato dalla scoperta dell'opera di Cartier-Bresson. E' stato
affiliato ai gruppi La Bussola (1947) e Misa (1954), che costituirono vere officine di
sperimentazione per lui, già orientato verso una fotografia narrativa e
documentaria. Negli anni '60 ha intrapreso, con enorme successo, la carriera
giornalistica, prima sulla carta stampata, quindi come inviato dall'estero della
RAI. Dal soggiorno a Mosca è nato il suo Diario Moscovita.
Ferruccio Ferroni è, anche lui, considerato uno dei padri della fotografia
italiana. Nato a Mercatello sul Metauro nel 1920, è stato tra i fondatori
del Gruppo Misa e si è manifestato come interprete rigoroso e coerente della
lezione di Cavalli. Nel 1999 il volume fotografico " Immagini inventate", dedicato
alla sua fotografia, edito dal Comune di Fermo e dalla Fondazione Carifermo ha
ottenuto il premio speciale quale miglior libro fotografico alla biennale Fotopadova.
La Fiaf lo ha designato come autore dell'anno nel 2006, dedicandogli una monografia.
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Senigallia: città della fotografia
La fotografia continua ad essere un'espressione
artistica di grande rilievo a Senigallia. L'Archivio del Musinf documenta come la
riflessione teorica sui temi fotografici sia continuata in città anche dopo
la conclusione dell'esperienza del Gruppo Misa. Ne è testimonianza
anche il fondo fotografico del Musinf relativo al Manifesto del passaggio di frontiera,
significativamente sottoscritto, tra gli altri, da Mario Giacomelli e Gianni
Berengo Gardin. All'elaborazione del manifesto e alle successive verifiche,
hanno preso parte vari fotografi di rilievo come Loriano Brunetti, Enzo Carli,
Giorgio Cutini, Marco Melchiorri, Paolo Mengucci, Massimo Renzi,
Sofio Valenti.
Nel corso dell'estate 2008 il Musinf ha allestito una mostra dedicata all'itinerario
storico della fotografia senigalliese dalle esperienze del Gruppo Misa fino all'innovazione
fotografica di Lorenzo Cicconi Massi, giovane fotografo senigalliese, che ha avuto
riconoscimenti internazionali di rilievo e che è rappresentato dall'agenzia
Contrasto. Charles Henri Favrod, fondatore e del Museo della fotografia
di Losanna, vistando questa mostra, ha messo in luce la molteplicità delle
esperienze rilevanti nel panorama attuale della fotografia a Senigallia,
soffermandosi, oltre che sulla produzione del Manifesto del Passaggio di frontiera,
sull'originale e complessa testimonianza fotogiornalistica di Giorgio Pegoli,
sulle opere dei fotografi del Gruppo G7 (Massimo Marchini, Leonardo Bellagamba,
Marco Pierfederici, Franco Mariangeli, Davide Maglio, Luca Pasquini,
Danilo Costieri, Fabio Neri, Piergiorgio Moretti, Paolo Piermarioli,
Michele Medici, Dario Giovanetti, Marco Mandolini),
sulla fotografia teatrale di Emanuela Sforza, autrice delle fotografie del
programma "Nati per la danza", prodotto dalla RAI, sulla fotografia
di body art di Maurizio Cesarini, sull'opera fotografica di Aristide Salvalai,
sul ritratto di Giacomelli eseguito da Giovanni Ghiandoni, che simbolicamente
costituiva l'opera di apertura degli spazi espositivi a Palazzo del Duca.
Senigallia, città storica, ammirata per i prestigiosi monumenti rovereschi e città
turistica, dotata di uno splendido arenile e di un vasto porto turistico, è
dunque oggi apprezzata anche come città della fotografia per le sue collezioni
e per le sue attività di settore. Il suo civico Museo d'arte contemporanea
conserva ed espone importanti opere fotografiche. Promuove mostre di rilievo come
è stato per la mostra documentaria della fotografa tedesca Hilde Lotz Bauer,
la cui fama è particolarmente legata al fatto di aver fotografato le donne
di Scanno prima di Cartier Bresson, Giacomelli e Berengo Gardin.
Senigallia ospita con continuità laboratori sperimentali, incontri e corsi
di fotografia, specialmente rivolti ai giovani.
Ospita inoltre l' Osservatorio della fotografia stenopeica italiana ed il
Comitato nazionale del cliché verre, che continua le esperienze fotografiche
di Corot, Picasso e Man Ray.
L'Assessorato alla cultura ha promosso workshops, aperti a giovani fotografi europei.
Tali workshop sono stati tenuti nel 2008 da grandi fotografi come Berengo Gardin,
Chiaramonte, Scianna e, nel 2009, da autori del rilievo di Migliori, Colombo, Branzi.
La morte di Giuseppe Cavalli, avvenuta a Senigallia nel 1961, era stata accompagnata
da un vasto cordoglio, rico&sot;noscendosi, da parte di tutti, la genialità
dell'artista, espressa nel contesto della fama di un agire continuo e coagulante
a livello nazionale. Tuttavia Cavalli, che pure, nel gruppo Misa tanto si era speso
nella didattica, morendo, artisticamen&sot;te non lasciava in loco eredità
di accenti, cioè non lasciava allievi che ne volessero o sapessero manifestare,
sul piano teo&sot;rico, l'eredità, se si fa eccezione per Ferroni. Solo
Ferroni, infatti, pur con i tempi consentiti dall'esercizio dell'avvocatu&sot;ra,
ne ha continuato la lezione, con tale rigore ideale e con tale efficacia della produzione
artistica, da giungere a consegui&sot;re, nel 2006, il riconoscimento di artista
dell'anno da parte del Fiaf.
Anche con un voluto clamore, Mario Giacomelli e Piergiorgio Branzi, tanto linguisticamente
quanto nella sostanza, ave&sot;vano manifestato, il distacco dal padre e preso strade
corrispondenti alle prorompenti suggestioni neo&sot;realistiche, del tutto contrapposte
rispetto alla poetica di Cavalli. Una poetica articolata su un florilegio estetico di
intuizioni, concertazioni, equilibri luministici.
L'ascesa internazionale dell'attenzione attorno al fauvismo giacomelliano
ha isolato lungamente l'appeal della colta creatività di Cavalli, almeno
fino a che la ricerca storica, intorno alle matrici della fotografia d'arte del
secondo Novecento non ha portato in rinnovata evidenza l'antologia degli scritti
critici di Cavalli per la rivista Ferrania e fino a che non si è
letto con attenzione il senso della ripresa dell'attenzione dello stesso Giacomelli
intorno alle radici teoriche della dinamica della fotografia d'arte, nella prospettiva
di affidare al futuro nuovi versanti di ricerca, travalicando la frontiera conosciuta.
Una rinascita dell'attenzione che, che si è manifestata da un versante, con
il costituirsi delle raccolte e delle documentazioni del Museo Comunale d'Arte Moderna
dell'Informazione e della Fotografia di Senigallia e, dall'altro versante, con
l'elaborazione del "Manifesto del passaggio di frontiera", che ha visto l'impegno di
Mario Giacomelli, ma anche di un altro gigante della fotografia italiana, Berengo Gardin,
di Enzo Carli e di altri fotografi senigalliesi. In seguito, molto ha giovato
alla valorizzazione e rivitalizzazione dell'immagine di Giuseppe Cavalli l'impegno
assunto dal figlio dell'artista, Daniele, che, prima da solo, poi in sintonia
con il Museo Comunale senigalliese, ha affrontato il lavoro della catalogazione
sistematica delle opere e degli scritti dell'artista. Di Cavalli si viene oggi sempre
più comprendendo con chiarezza il ruolo fondamentale ai fini della nascita
della fotografia d'arte italiana del secondo Novecento. Una nascita che si sostanzia
nella presa di coscienza della fotografia, come arte autonoma, distinta per mezzi
tecnici, ma non inferiore, per risultati poetici conseguibili, alla pittura.
Una nascita che ha come presupposto specifico la frequentazione del mezzo fotografico
e del dibattito estetico sulla fotografia da parte di Emanuele Cavalli,
gemello di Giuseppe, che della pittura italiana del primo Novecento è stato
uno dei maggiori protagonisti.
Nel primo catalogo della Civica Collezione Mario Giacomelli il Musinf ha
pubblicato alcune delle stampe fotografiche che Emanuele Cavalli usava inviare agli
artisti amici, in occasione di ricorrenze o viaggi. Virgilio Guidi, in occasione
della prima mostra del gruppo Misa a Roma aveva manifestato uno schieramento
a favore della fotografia come arte autonoma, esplicitando l'esito di un percorso
di riflessione acquisito dagli ambienti romani più colti. Un percorso sulla
cui maturazione certamente la visione di Emanuele Cavalli aveva influito profondamente.
La grande mostra allestita dal Museo di Roma, Palazzo Braschi, nell'ambito
della quinta edizione di FotoGrafia - festival internazionale di Roma,
ha contribuito a rendere a Giuseppe Cavalli il ruolo che gli spetta nella storia
dell'arte contemporanea. Un ruolo che aveva mantenuto in molti ambienti, anche nel
periodo della lunga mancanza di una catalogazione complessiva, parzialmente supplita
da alcune belle monografie realizzate, in occasioni di mostre allestite sia in
Italia sia in Inghilterra, nonostante il silenzio che aveva fatto seguito alla morte
dell'artista, cui era conseguito il cessare di un'evidente egemonia teorica sulla
fotografia d'arte italiana.
La donazione al Museo comunale d'arte moderna e della fotografia di Senigallia
dell'intero corpus delle fotografie conosciute di Giuseppe Cavalli, effettuata dal
figlio Daniele nel 2004, ha consentito una catalogazione digitale, consultabile in
permanenza nella videoteca del MUSINF. Il lavoro di ricerca e catalogazione, ispirato
da Daniele Cavalli, si pone alla base anche della possibilità di
agevole realizzazione della mostra dedicata a Giuseppe Cavalli, che è
stata allestita al Palazzo del Duca di Senigallia. Esposizione, dotata di un
catalogo sistematico, voluto dal Comune di Senigallia, le cui raccolte fotografiche
sono attualmente imponenti e internazionalmente considerate fondamentali per chi
voglia conoscere dinamiche ed esiti della fotografia d'arte del '900. La consultazione
delle collezioni e dei cataloghi digitali è continua da parte di studiosi
e studenti provenienti da università italiane e straniere. Una consultazione,
che ha richiesto, presso il MUSINF, l'allestimento di un apposito spazio videoteca.
Si deve considerare che alle oltre 200 opere di Mario Giacomelli si aggiungono le
quasi 200 opere di Giuseppe Cavalli, le centinaia di opere dei protagonisti del
gruppo Misa (Bocci, Branzi, Camisa, Ferroni, Malvagia, Pellegrini, Simoncelli, che
con Cavalli e Giacomelli avevano condiviso, dalla fondazione, la vicenda del Misa)
e quelle degli artisti del Manifesto del passaggio di frontiera (Berengo-Gardin,
Brunetti, Carli, Cutinì, Giacomelli, Melchiorri, Mengucci, Renzi, Valenti),
nonché degli artisti, alcuni ancora viventi, che avevano lavorato con Giacomelli
e Cavalli. Tra questi ultimi si può citare il caso di Renzo Tortelli,
Gambelli e Paolo Mengucci. A Tortelli, si devono le belle foto in cui
Giacomelli appare, a Scanno, intento ad alcuni scatti, che restano nella storia
della fotografia. Ampia, nella biblioteca del Musinf, è anche la documentazione
bibliografica sugli autori rappresentati e, per quanto attiene Giuseppe Cavalli,
sulla sua produzione critica, esercitata su vari periodici specialistici.
Di avanguardia è, infine, la nuova strumentazione di catalogazione digitale
e conservazione delle raccolte di cui dispone il Musinf. Strumentazione specificamente
predisposta dal personale del museo, riflettendo su vari approfondimenti specialistici
con la dirigenza di settore della Biblioteca nazionale di Parigi. Va ricordato anche
che proprio gli incontri con Anne Biroleau hanno prodotto la bellissima mostra
di Mario Giacomelli, allestita presso la Biblioteca Nazionale di Francia,
con un gran numero di visitatori ed un'impressionante messe di recensioni sui principali
giornali e sulle principali riviste del mondo.
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